Che bella ‘sta fine del mondo

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Nevica.
Sta nevicando.
Non nevicava da tempo… adesso la butta giù di brutto: si imbiancano le strade, si blocca il traffico, bestemmia la gente e io filo dritto sul mio furgoncino a ruote termiche con l’aria condizionata che mi pulisce i pensieri. Sto finendo il turno di lavoro, vado spedito ma con cautela verso la base e mi guardo attorno: è la fine del mondo. La gente si ferma smettendo di fare qualsiasi cosa stesse facendo per osservare fiocchi bianchi cadere dal nulla. Parcheggio il furgone, entro nel primo bar che trovo e ordino un caffè. Il caffè ci sta sempre bene quando uno c’ha i pensieri che gli assillano la mente. Comincio a sorseggiare la bevanda dalla tazzina e la testa mi parte chissà dove. Sarà la neve, sarà il gelo che c’è fuori, sarà la gente che quando nevica si stringe sempre di più, ma sto bene.
Che bella ‘sta fine del mondo.
Pago, esco e torno sul furgone, accendo lo stereo e mi sparo una canzone nuova di un cd nuovo scoperto da poco. Per strada tutti fermi mentre io procedo. A rilento, ma procedo. Squilla il telefono: «oi, scemo. Nevica» dici tu senza neanche salutare. «Non me ne ero accorto» rispondo. Giochiamo a chi mostra meno sentimenti ma tanto lo sappiamo entrambi che da lì a poco esploderemo come fuochi d’artificio
«Caffè?» chiedi tu. «Appena preso» ammetto io. Sento che sbuffi dall’altro lato della cornetta. Capisco il dramma: come mi sono permesso di prendere un caffè senza di te mentre sono a lavoro? «Va beh… allora facciamo che ci prendiamo un’altra cosa. Appena stacchi al solito bar, va bene?» butti lì… «certo, cretina», «a dopo, scemo». Ci vogliamo bene.
Parcheggio il furgone, firmo tutto quello che devo firmare, consegno le chiavi, mi scrollo di dosso la farina rimasta dalla consegna e esco dall’ufficio. Accendo la macchina. Parto. Con difficoltà, ma parto. Intanto la neve ha già ricoperto tutto. Porca troia… è proprio la fine del mondo.
Arrivo in piazza. O almeno credo. E’ tutto bianco. Non si vede assolutamente niente.
Entro nel bar. O almeno credo.
Lì seduta ci sei tu. Di questo sono sicuro.
«Hola!» urli appena entro e tutti si voltano. Bar pieno. Tutti stretti stretti per non patire il freddo approfittando dell’Apocalisse per scroccare un caffè. «Ciao bella» dico mentre la bacio in fronte. Il bacio in fronte è uno dei miei preferiti. Significa: “mi prendo cura di te, tranquilla”. Anche a lei piace, tanto che sorride e mi abbraccia forte. Fa improvvisamente un caldo bestiale. D’istinto volgo uno sguardo verso l’esterno e lei mi fa: «la fine del mondo, eh?» sorridendo. Sì, la fine del mondo, bella mia. E io e te stiamo qua. Io e te ci salveremo, tra un succo di frutta e un bacio in fronte. «Sì… decisamente la fine del mondo. Ci starebbe bene qualche zombie però» butto lì di risposta e lei scoppia a ridere. «Lo sapevo! Ancora i dannati morti viventi!», «sempre! Datemi qualche cranio da spaccare e sarò felice!» rispondo io. Ridiamo. Ridiamo come mai prima d’ora… e sai cosa? Ho capito tutto bella mia. Tutto. Mi sento improvvisamente libero da ogni cosa. Oggi va così. Oggi la neve mi ha liberato. E’ la fine del mondo, e la fine del mondo azzera i pensieri, è risaputo.
Oggi va così. Non me ne frega un cazzo del parere della gente. Non me ne frega un cazzo dei capelli che mi stanno ricrescendo e mi fanno l’effetto mongolfiera. Ignoro le voci che vengono messe in giro. Ignoro anche la fatica, la stanchezza che bussa alla porta, il puzzo di sudore che esce dalla divisa, la voglia che non ho di caffè. Sai che c’è, amore mio? Prendiamo un caffè, non un succo di frutta. Ne ho bisogno. Starò tutto il giorno sveglio, non dormirò, neanche dopo essermi alzato alle tre del mattino. Anzi, due caffè a testa. Con tre caffè in corpo sai come viaggerò? E volerò tra la neve, tra i fiocchi bianchi che abbelliscono ‘sto paese così vecchio e bello al tempo stesso. Viaggerò tra la gente, tra gli sguardi, tra gli affetti. Bacerò i miei nonni in fronte, i miei genitori, mio fratello. Dirò loro che li amo. Entrerò in un negozio di tatuaggi e ne uscirò con la pelle ancora rosa, perché avrò resistito alla tentazione di disegnarmi sul petto tutto quello che vorrei, perché lo sai che voglio fare l’attore… sai che voglio recitare, e un attore tecnicamente non potrebbe tatuarsi. Non entrerebbe mai nel personaggio, capisci?
Ho capito tutto. Questa neve, questa fine del mondo. Questo scroccare il caffè delle persone, mi ha fatto capire tutto. Abbiamo bisogno della fine di ogni cosa o almeno della minaccia che tutto potrebbe finire da un momento all’altro. Abbiamo bisogno di ricominciare, di sentirci in pericolo per poter diventare qualcun altro. Per poter fare la differenza. Per poter capire cosa è veramente importante.
«A che pensi?» mi domanda improvvisamente. «Alla fine del mondo» rispondo. Lei fa una smorfia divertita, mentre il barista ci allunga due caffè. Beviamo. La caffeina entra immediatamente in circolo.
Ho capito tutto, amore mio. Per oggi farò orecchie da mercante. Schiverò le frecce lanciate da arcieri professionisti, correrò come un supereroe con il dono della super velocità, scalderò l’aria col fuoco della mia passione e andrò avanti per la mia via. Mi guarderò attorno e ammirerò la bellezza di questa fine del mondo. La bellezza del bianco che dà il via alle cose. Il bianco che fa ricominciare. Il sapore di un caffè che ti sveglia l’anima, che ti sprona a non dormire.
«Scemo, sei stanco morto. Sali un attimo da me?» e improvvisamente arriva il sonno. «Certo» dico, e lei sorride.
Che bella ‘sta fine del mondo. La neve, la gente che scrocca caffè nei bar, lei che si spoglia sul suo letto, io lì in piedi, grondante sudore, con la divisa sporca. «Vado un attimo in doccia» dico. «Sbrigati, scemo» dice.
Che bella ‘sta fine del mondo. Con l’acqua calda che mi rilassa, mi dà forza, mentre fuori la gente si avvicina sempre di più. E per un attimo tutto sembra avere un senso. Per un attimo non me ne frega niente di niente: di cosa pensa la gente, di quello che dovrei fare, che vorrei fare, che è giusto che faccia.
Ho capito tutto, amore mio. Visto? Bastava una nevicata inaspettata per ritrovare il senso, la voglia, il coraggio perso.
Torno in camera. Lei si è addormentata nuda, sotto le coperte. La guardo.
Che bella ‘sta fine del mondo. Fuori la neve, dentro il fuoco e sceglierei sempre e sempre questo giorno per dirti che l’Apocalisse la vinceremo noi. Non esiste zombie, morte, guerra che possa fermarci. Dormi, io veglierò su di te. Inizio io il turno di guardia. Ti darò tutti i baci in fronte che vorrai. Tra succhi di frutta… ehm… pardon… tra caffè, sorrisetti, frecciatine e baristi che si intromettono nelle nostre chiacchierate portandoci da bere. Tra neve, gente che si riscalda, macchine ferme, furgoni paraculi con le ruote termiche che sfrecciano e canzoni nuove che scaldano l’anima. Tra paura, coraggio, voglia di fare, ispirazione, dita incrociate e “speriamo che vada tutto bene”.
Dormi, amore mio, che io ho capito tutto.
Mi siedo sul letto, guardo fuori dalla finestra e vedo che la neve sta ancora facendo il suo lavoro, poi guardo te: ti sei addormentata come una scema, fregandotene della decenza. Ti carezzo il volto caldo. Ti bacio. In fronte, sulle guance, sulla bocca. Ti sposto i capelli. Tu mugugni qualcosa nel sonno, io mi avvicino al tuo orecchio sinistro e sussurro: «abbiamo capito tutto, amore mio».
Ti guardo. Mi sdraio al tuo fianco. T’abbraccio.
Che bella ‘sta fine del mondo.

Andrea Abbafati

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